spiagge, ulivi e molto altro

 

MERCOLEdì 29 marzo 2017 L'ARCIvescovo di lecce, a proposito della vicenda tap,

invita alla riflessione e all’ascolto

 

 

Oggi ho ricevuto un comunicato stampa dell’Arcidiocesi di Lecce. Il messaggio diffonde il pensiero di Monsignor D’Ambrosio, Arcivescovo di Lecce, a proposito delle manifestazioni popolari di opposizione al progetto di realizzazione di un tratto del Gasdotto TAP, nelle marine di Melendugno, sulla costa adriatica del Salento. L’arcivescovo esprime vicinanza agli abitanti di quella zona e invita i soggetti coinvolti nella vicenda alla riflessione e all’ascolto delle ragioni di quelle persone impegnate nelle manifestazioni di protesta, ricordando l’invito enciclico di Papa Francesco ad avere cura e a custodire il pianeta che abitiamo, spesso offeso da miopi interventi d’indiscriminato sfruttamento delle risorse naturali, a danno dell’auspicabile ricerca di un utilizzo delle stesse risorse che sia più assennato, dal punto di vista della sostenibilità ambientale.

 

L’Arcivescovo di Lecce, pastore di anime, guarda in basso, molto in basso. Guarda su questa terra, il Salento. E guarda a Est, verso San Foca, verso l’Adriatico. Guarda chi su questa terra si affanna per la strenua – e forse disperata e forse senza speranza – difesa del pezzo di spiaggia gialla e di campo verde che ancora possono, forse, offrire qualche possibilità di sopravvivenza a chi vive quaggiù. Verso la stessa direzione, in basso, hanno guardato in molti, in questi giorni. Verso la stessa direzione sono stati accesi i riflettori dei media, per illuminare le proteste di chi sta cercando di fermare l’avanzamento del cantiere del TAP, già aperto e operativo sulla costa di Melendugno. Naturalmente. In gioco ci sono “valori” importanti: la difesa di una zona di assoluto valore ambientale, il destino turistico di quel pezzo di spiaggia, il patrimonio vegetale costituito da molti alberi secolari d’ulivo, la possibilità di opposizione “dal basso” alla costruzione di un’infrastruttura gigantesca, dichiarata “d’interesse nazionale”.

 

Sono convinta, tuttavia, che, per meglio comprendere i contorni di questa vicenda, i riflettori debbano essere puntati anche più in alto e che lo sguardo debba essere orientato anche più lontano, più a Nord e più a Est, dell’estremità della penisola salentina. Verso le sedi europee di Strasburgo e di Bruxelles, verso Baku, la capitale dell’Arzebaijan. E credo, pure, che la disamina dei “valori” e degli interessi in gioco, in quest’occasione, debba essere ampiamente aggiornata. Vale la pena spostare l’attenzione dal cantiere del TAP a San Foca, e dal rumore delle ruspe osteggiate dalla popolazione locale, per portarla verso chi ha deciso la costruzione di quest’opera, verso il modo con cui sono state assunte le decisioni favorevoli alla sua realizzazione.

Siamo stati informati sui fatti da documentate e puntuali inchieste giornalistiche, curate da L’Espresso e da Report, trasmissione di RAI 3. Grazie alle notizie pubblicamente diffuse da queste fonti sappiamo che il principale soggetto interessato alla realizzazione di questo gasdotto è Ilham Aliyev. Presidente dell’Arzebaijan, molto discusso in sedi internazionali, per il regime autoritario di cui è titolare, grazie a un’efficace attività di lobbying, svolta in sedi europee da politici suoi fedelissimi, è riuscito ad ottenere le autorizzazioni necessarie alla costruzione dell’immenso gasdotto che parte dall’Arzebaijan e approda sulle coste nel Salento dopo aver attraversato la Georgia (col nome di SCP), la Turchia (col nome di TANAP), la Grecia e l’Albania (col nome di TAP). All’origine di tali autorizzazioni ci sono state oscure vicende di corruzione di politici italiani, di stanza a Strasburgo, su cui sta indagando la procura di Milano. Molto denaro azero è stato utilizzato, dunque, dalle propaggini politiche e diplomatiche del regime di Aliyev, per ottenere dai politici italiani i pareri favorevoli indispensabili alla costruzione del gasdotto. Per entrare nelle grazie dei governi nazionali italiani è stato speso molto denaro anche per finanziare, a Roma, non nel Salento, il restauro d’importanti monumenti di valore storico e architettonico. Per dire della “generosità” del presidente azero, cui i politici italiani non hanno potuto o saputo o voluto “resistere”. Le società (private) di gestione dell’opera (dichiarata d’interesse pubblico e realizzata con denaro pubblico) hanno incassato finanziamenti europei a fondo perduto e prestiti bancari rilevantissimi per la costruzione delle condotte del TAP. Con la garanzia che i costi eccedenti le previsioni di spesa sarebbero stati calcolati, e pagati, in bolletta, dai futuri potenziali consumatori del gas, giunto fino a noi, attraverso quelle stesse condotte. Importanti manager a capo di queste stesse società sono stati coinvolti in inchieste per riciclaggio di denaro sporco o per furto di libri antichi. Tanto per dire.

 

E per quanto attiene la dichiarata “strategicità” del gasdotto TAP, giustificata dalla necessità di diminuire la nostra dipendenza dal gas russo, come si dice, le stesse fonti giornalistiche di cui sopra c’informano innanzitutto che, in caso di effettiva necessità, ora non giustificata, dato il surplus di disponibilità di questo combustibile, saremmo già in grado di utilizzare il gas liquido di produzione americana, senza necessità di costruire ulteriori gasdotti. E c’informano, poi, che l’Arzebaijan non dispone di risorse gassose tali da poterne vendere fuori dai suoi confini. Tant’è che l’Arzebaijan ha già stipulato accordi per comprare gas dalla Russia. Potrebbe darsi, dunque, l’imbarazzante evenienza di comprare ancor più gas russo (e a un prezzo maggiore, data la necessità di remunerare il costo per la costruzione del gasdotto) attraverso un impianto costruito per comprarne di meno da questo stesso fornitore! Fornitore che, allo stato attuale dei prezzi e dei mercati, ci vende gas a prezzi veramente competitivi. Ragion per cui compriamo gas dalla Russia e continueremo a comprarlo, con buone probabilità. E con buona pace di tutte le supposte necessità strategiche, in campo geopolitico, che giustificherebbero la costruzione di questo gasdotto. Figuriamoci.

 

Proprio qui, nel Salento, terra di cronica penuria d’investimenti in infrastrutture di pubblica utilità, credo che sia giusto opporsi alla costruzione di grandissime opere, come il TAP, di molto dubbia utilità pubblica e collettiva, sebbene di comprovata utilità “privata”. Credo che sia giusto farlo per la difesa di valori paesaggistici e ambientali, secondo le intenzioni e le dichiarazioni degli abitanti di Melendugno. Ma credo che sia ancora più giusto farlo in difesa di valori più alti e più importanti di un pezzo di spiaggia e di 10.000 alberi di ulivo. Credo sia giusto farlo in difesa della democrazia. Fallita, in questo come in innumerevoli altri casi e situazioni. Fallita perché abitata da politici corrotti, sebbene “democraticamente” eletti, da politici troppo deboli, troppo miseri, troppo incapaci di rappresentare interessi di portata generale, troppo sensibili all’influenza esercitata dalla possibilità di disporre di tantissimo denaro o di moltissimo potere facendo pochissima fatica, semplicemente dicendo un si oppure un no, concedendo un permesso oppure negandolo. Fallita perché ostaggio di potentati economici, troppo più forti delle gracili, gracilissime spalle dei cosiddetti rappresentanti e governanti del “popolo”. Che nulla più riescono a rappresentare, se non i propri personalissimi interessi e tornaconti. Che nulla più riescono a governare, se non i propri privati conti bancari “offshore” o i propri innumerevoli comunicati stampa. Che nulla più riescono a risolvere. Perché hanno smesso, e da tempo, di pensare e di adoperarsi per il bene di tutti.

 

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© Patrizia Prete