abolita la festa del lavoro

AL SUO POSTO il 1° maggio sarà celebrata la “Festa dei papaveri in fiore”

 

Il governo ha comunicato l’abolizione della Festa del Lavoro, tradizionalmente fissata in calendario per il 1° Maggio di ogni anno. Non è stato difficile deciderlo e il consenso “popolare” ha salutato con evidente simpatia l’annuncio governativo, mediante la spontanea comparsa di milioni di “mi piace” su Facebook. E poiché i “mi piace” sono l’unità di misura con cui, ormai, si valuta qualsiasi cosa, con cui si stima l’entità di qualsiasi fenomeno (compresi: la febbre dei bambini prima di portarli all’asilo, l’intensità delle scosse di terremoto, i metri di neve nelle zone di montagna o di pianura, il livello di benzina nel serbatoio delle automobili, l’eventualità di praticare un intervento chirurgico su un paziente colpito da peritonite acuta, gli effetti fisici delle esplosioni nucleari e l’adeguatezza della temperatura dell’olio per friggere le patatine), ciò ha confermato, inequivocabilmente, che i tempi sono ormai più che maturi per questa innovazione, di storica portata.

Il governo dell’italica nazione ha ritenuto, infatti, che, nelle odierne società “ultra-liberiste” e “turbo-capitaliste” il concetto stesso di lavoro, quale attività necessaria all’emancipazione degli esseri umani da condizioni di deprivazione economica e sociale, sia del tutto obsoleto, logoro e superato dalla modernità. Al punto tale che né gli esperti di rilevazioni statistiche, né gli aspiranti lavoratori ancora in circolazione nei centri urbani, né i riscossori di contributi pensionistici per le casse dell’INPS, né i commercialisti più esperti riescono ormai a trovarne solida traccia da qualche parte. Di lavoro, per come s’intendeva un tempo, non c’è proprio più neanche l’ombra, quali che siano i motivi per cui in diversi si ostinano ancora a cercarlo.

Al governo nazionale è apparso perciò del tutto logico sostituire il termine “lavoro” (tradizionalmente inteso, regolato da contratti, da diritti e da doveri, da orari, da riconoscimento sociale e da quant’altro possa ancora conservare sentore di categorie giuridiche ed economiche ormai in conclamato stato di disuso) con il più moderno concetto di “attività diversamente retribuita”, espressione più chiaramente politically correct, smart, cool, accattivante, moderna, flessibile ed adattabile ai nostri tempi di quanto non sia il rigido e “divisivo” concetto di lavoro.

La decisione avrà conseguenze ampiamente positive sulla nostra società. Nella categoria di “attività diversamente retribuite” potranno essere comprese moltissime azioni, finora ingiustamente neglette o trascurate, che da oggi assumeranno nuova dignità ed esplicito riconoscimento sociale, quali: il baratto, la schiavitù, l’accattonaggio, l’elemosina, la sopravvivenza dovuta alla generosità di parenti titolari di regolare pensione d’anzianità, le rigidissime diete alimentari, l’estorsione, lo scippo, eccetera eccetera. Perciò, essendo dimostrato che, grazie a queste e ad altre simili “attività diversamente retribuite”, ai nostri giorni, ci si può ancora conservare in un soddisfacente stato di sopravvivenza, tanto vale procedere con coerenza nella direzione indicata dai dati di fatto, abolendo qualsiasi riferimento, anche simbolico, all’idea stessa di “lavoro”, compresa la Festa del 1° Maggio, ormai totalmente inutile e inutilizzabile a scopo di una qualche utilità sociale.

Molte categorie si sono dimostrate più che favorevoli alla decisione governativa. Gli esperti in statistica dell’ISTAT, per esempio, che, avendo smesso di cercare senza successo tracce di “lavoro” regolare, potranno, finalmente, riempire le loro tabelle di voluminosissime quantità di “attività diversamente retribuite”, conferendo un nuovo e più moderno significato alle loro rilevazioni. I sindacalisti di ogni livello, categoria e organizzazione, che, giustamente autorizzati a disinteressarsi completamente di vertenze, di contratti, di diritti e di altre archeologiche pratiche giuridiche di questa natura, potranno finalmente dedicarsi a tempo pieno all’organizzazione di spettacoli di massa nelle pubbliche piazze, con particolare attenzione agli spettacoli musicali destinati ai più giovani, che, come si sa, sono il futuro della nazione e, perciò stesso, devono essere adeguatamente intrattenuti. Gli esperti di sicurezza nei luoghi di lavoro, che, liberati dalla troppo gravosa incombenza di far rispettare leggi obsolete, regolamenti ottusi e procedure complicatissime, potranno finalmente dedicarsi agli hobby maggiormente preferiti, quali il tiro al bersaglio, al piccione, o il disegno ad acquerello.

Si è pure convenuto, con ampissimi margini di consenso fra diverse categorie sociali e vari partiti politici, che, il fatto che la Costituzione Italiana preveda all’art. 1: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, costituisca semplicemente un dettaglio del tutto trascurabile, che non può e non deve porre ostacoli alla modernizzazione dell’Italia.

Al posto della Festa del Lavoro, sarà introdotta la più moderna, e popolarmente apprezzata su Facebook, “Festa dei papaveri in fiore”. Si è ritenuto che, ai nostri giorni, celebrare la fioritura dei papaveri sia un’occasione altamente coesiva per il nostro Paese, positiva e incoraggiante, priva di tracce di “pessimismo” o di pericolose tendenze alla “negatività”. Anche solo a immaginarcela, questa Festa, infatti, siamo già pervasi dal buonumore. C’immaginiamo tutti sdraiati al sole, nel mezzo di distese di papaveri in fiore, sconfinate, ondeggianti ai refoli di vento... E volete mettere la differenza con i tradizionali, noiosi, inutili, urlanti e stancanti cortei del 1° Maggio?

Per l’ovvia necessità, pratica ed economica, di non dover mandare al macero milioni di calendari cartacei, non ultimi quelli di Frate Indovino, già predisposti con molti anni di anticipo e dotati di appositi caratteri in rosso, contrassegno di festività, in corrispondenza del 1° Maggio, sarà compito obbligatorio di ogni possessore di calendario tirare col pennarello un’evidente riga di cancellazione sull’espressione “Festa del Lavoro”, già riportata accanto al numero 1 dei giorni del mese di Maggio. È considerato opzionale il colore del pennarello con cui sarà tracciata la riga di cancellazione.

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© Patrizia Prete