VOGLIO SCRIVERE DEL SUD 

 

 

E il SUD è tante cose. È una posizione fisica nelle cartine geografiche, facilmente rintracciabile con Google Maps. È una condizione di subalternità rispetto ai tanti Nord, dell’Europa e del mondo, presunti stelle polari per tutto l’Occidente. Il Sud è una condizione di sottomissio-ne o di sudditanza nei rapporti di potere, corrotti o distorti, che inquinano le vite di tutti. Il Sud è la fragilità delle cose bellissime e neglette che ancora resistono, miracolosamente, nell’incuria e nel disordine, fra cemento, cumuli di rifiuti tossici e macerie. Il Sud è il racconto di tanti, sicu-ramente troppi, soprusi ed abusi che ancora ci tengono stretti con le catene delle moderne schiavitù. Il Sud è la tragedia di tutti i più deboli della Terra, vittime inermi di chi è più ricco, meglio organizzato, più potente e più spietato di loro. Il Sud è la distanza della Natura, magnifica e sel-vaggia, indifferente a qualsiasi necessità del genere umano. Il Sud è un punto di vista, per guardare le cose con più attenzione, dal basso, da più vicino e più in profondità. E per estendere lo sguardo verso orizzonti più vasti di quelli di qualsiasi galleria di qualsiasi metropolitana. Il Sud è una prospettiva per capire dove siamo arrivati e come mai siamo arrivati proprio fino a qui. 

Nel Sud del Salento e in tutti i Sud, dell’Italia e del mondo. Il Sud è l’aspirazione a essere più consapevoli e più liberi di quanto siamo.

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Il mio libro per lettori adulti, resistenti e riflessivi
 
 

Si tratta di un saggio di taglio narrativo, un atto di resistenza civile, a queste meridionalissime latitudini, nel Salento, in questo pezzo di terra come tanti altri a Sud, nei fatti marginale e marginalizzato.

Nonostante le magnifiche sorti e progressive segnate, secondo alcuni, che giudico miopi e inetti, dall’incremento dei flussi del turismo di massa verso i lidi balneari di quaggiù.

In questo libro ho scritto di molte cose, del Salento, dell’Italia, del mondo: di diritti costituzionalmente garantiti solo a parole, di attuali catastrofi ambientali, di scriteriato utilizzo del suolo, di nuovi e vecchi disorientamenti antropologici e civili, di turismo di massa e di migrazioni di massa, di sfruttamento schiavistico di esseri umani e di disoccupazione giovanile e senile, di fallimento delle strutture di base della democrazia, di crisi della rappresentanza e di irreversibile depauperamento della funzione politica.

Ho scritto di finto e brutale "progresso" spacciato come unico, inevitabile e desiderabile destino per chi vive da queste parti.

 

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© Patrizia Prete